Paneriai, Panerių, Ponary, Ponaren: idiomi diversi per il medesimo borgo, a pochi chilometri da Vilnius. Potrebbero essere i nomi di un racconto della Storia Universale dell’Infamia dell’argentino J.L. Borges. Qui, in una foresta di conifere dai fusti slanciati verso il cielo, quasi a fuggire l’orrore nel quale affondano le radici, si consumò una delle tante tragedie dimenticate del secolo breve.

L’esercito sovietico, che occupava la Lituania dopo il patto Molotov-Ribbentrop, aveva scavato enormi buche per alloggiare depositi di carburante. Vi portava un binario secondario della linea Vilnius-Kaunas, seconda città del Paese. Scoppiò la guerra e il patto fu carta straccia. Nel 1941 i nazisti sostituirono i sovietici nell’oppressione. Istituiti i ghetti, iniziarono la “soluzione finale”.

In Lituania i cittadini di religione ebraica erano circa 250mila. Circa 50mila nella capitale Vilnius. Nell’intero Paese il 50% dei medici e degli avvocati era ebreo. Già nel settembre del 1941 cinquemila furono portati a Paneriai. Uccisi. I corpi: bruciati. Su enormi graticole nelle fosse scavate per i depositi di carburante. I primi. Ne seguirono molti altri. La maggior parte degli Ebrei Lituani non venne deportata nei campi di sterminio. Il loro viaggio fu breve.
Poche centinaia di persone di religione Ebraica videro la fine della guerra. Molti, forse tutti, grazie ai Lituani che li salvarono. Ottocentonovantuno sono i ricordati nello Yad Vashem di Gerusalemme. Altri furono inghiottiti dall’oblio della storia. Nella classifica dei Giusti, la Lituania viene subito dopo Belgio, Olanda e Francia.
In quella foresta trovarono il calvario anche prigionieri dell’Armata Rossa, civili, oppositori del regime nazista. Oggi un piccolo museo, alcune steli, i resti circolari dei depositi ricordano l’infamia.

Visitammo il luogo in un freddissimo inverno. Scesi alla piccola stazione di Paneriai, svoltammo a destra e, dopo un chilometro, entrammo nel bosco. La neve ricopriva, alta, il sentiero. Di quando in quando, il lugubre fischio di un invisibile treno della vicina ferrovia. Gracchiava un lontano corvo. Cadevano piccoli aghi di neve. Il fiato condensava in immediati evanescenti vapori. La neve gelata, con piccoli crepitii, crocchiava sotto i nostri passi. Silenzio. Solo un frastornante silenzio…

Paneriai: il racconto mai scritto da Borges
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