Vilnius, passeggi lungo il fiume Neris, sorpassi il Museo Nazionale della città, attraversi il ponte Žirmūnų e giri a destra. Poco più avanti trovi il Parco oggi chiamato della Pace.

E’ uno di quei luoghi che lo scrittore austriaco Martin Pollack definisce “contaminati” nel suo libro “Paesaggi contaminati”. Sono luoghi dell’Europa dell’Est, dei Paesi Baltici e non solo dove i più brutali regimi europei del Ventesimo Secolo, Nazista e Sovietico, tentarono di nascondere i loro crimini. Segrete fosse comuni celate agli occhi del casuale passante.

Coperte da vegetazione, campi da gioco, orti, anche abitazioni, per ridar loro una parvenza di normalità.

Siamo andati a Tuskulėnai un freddo pomeriggio di febbraio, a tratti nevischiava e il parco era bianco di neve, come una piccola collina nel suo centro. Sotto c’è il Colombarium, che custodisce i resti di 724 persone uccise dai Sovietici tra il 1944 e il 1947. Poche sono state identificate con certezza: qualche decina.

Erano uomini e donne che si opponevano al Regime Sovietico. Lituani, e di altre nazionalità.

Vincentas Borisevičius, era il vescovo di Vilnius. I suoi resti sono certi. Il suo crimine era essere un vescovo della Chiesa Cattolica, osteggiata dal Regime che proibiva la libertà religiosa.

Dopo l’arresto, gli interrogatori e le torture che avvenivano nel Palazzo del KGB nel centro di Vilnius sede del Quartier Generale della Polizia segreta sovietica, “i criminali” erano giustiziati nella camera delle esecuzioni. Un ambiente sotterraneo di pochi metri quadri, sulle cui pareti puoi ancora vedere i segni dei proiettili. L’articolo 58 del codice penale sovietico definiva i reati cosiddetti controrivoluzionari, ed era concepito in modo tale che qualsiasi innocente poteva essere accusato e condannato. Il crimine comportava anni di deportazione in Siberia, anche la pena capitale.

Tuskulėnai, all’epoca borgo poco abitato e ricoperto da un bosco, era territorio militare controllato dai soldati dell’Armata Rossa, venne scelto dagli ufficiali del KGB per nascondere i corpi delle vittime.

In un lato del parco scorgiamo un campo da tennis. Fu costruito dai Sovietici. La parvenza della normalità, il “Paesaggio contaminato” che nasconde crimini inconfessabili, da dimenticare.

Monika Kareniauskaitė, storica presso il Centro di Ricerca sulla Resistenza e il Genocidio Lituano ci racconta le vicende di Tuskulėnai: che cosa è oggi, com’era la vita della popolazione in quei terribili anni e nel Dopoguerra. La Resistenza Armata Lituana venne sconfitta nel 1953, ma anche dopo la morte di Stalin, la vita nel Paese fu molto dura per l’intera popolazione. Fino alla fine degli anni Ottanta quando, con la Perestroika e l’inizio delle proteste, il Paese vide finalmente la possibilità di riconquistare l’indipendenza. Avvenuta nel 1990.

Tuskulėnai, la Dimora triste, il paesaggio contaminato

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