“La protesta non durerà più di un’ora (dalle 12 alle 13), potrete esprimere la vostra posizione civica durante la pausa pranzo”. Un invito inusuale a cui noi, come italiani, non siamo certo abituati. Un invito che chiamava l’intera cittadinanza a esprimere sostegno alla manifestazione di protesta organizzata dai giornalisti dell’emittente nazionale lituana LRT, con il supporto della comunità culturale.

Oltre diecimila persone (dato fornito dalla Polizia) hanno risposto e il 9 dicembre si sono presentati alle 12 in Piazza dell’Indipendenza a Vilnius. Proprio accanto al Parlamento lituano. Una immensa marea umana, composta e determinata nel difendere i principi e i valori di una giovane Repubblica che ha riconquistato l’indipendenza nel 1990. Dopo quasi cinquant’anni di occupazione sovietica.

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Grande protesta in Lituania per la salvaguardia della libertà di informazione

Una folla di cittadini consapevoli

Dopo l’attacco alla comunità culturale con la nomina di un Ministro della cultura appartenente al partito populista, antisemita, pro-Russia e omofobico Nemunas Aušra (leggi l’intera storia), il medesimo partito ha presentato una serie di proposte che intendono legittimare la destituzione del direttore della emittente pubblica LRT senza reali motivazioni e con un numero di votanti favorevoli inferiore rispetto alle regole attuali: da 8 a 6 su un totale di 12 appartenenti al Consiglio LRT. Inoltre, Nemunas Aušra ha chiesto un considerevole taglio del budget destinato all‘emittente che ha detta dei giornalisti e di esperti creerebbe difficoltà nella gestione.

Proposte che secondo giornalisti ed esperti rischiano di minare il diritto di informazione e di parola in uno stato democratico. La preoccupazione è che i politici mirino a prendere il controllo della radio e televisione pubblica. Mettere a tacere la libertà di parola iniziando da LRT per poi ampliare il controllo su tutti gli organi di informazione.

È quanto accaduto in altri paesi. In Polonia e in Slovacchia, ma anche in Georgia (Sakartvelo). La Società dei Giornalisti Polacchi ha inviato il proprio sostegno alla manifestazione lituana. Esponenti slovacchi e georgiani hanno espresso preoccupazione per quanto sta avvenendo in Lituania. “Anche da noi è iniziata così”, affermano.

“Abbiamo combattuto per la libertà, non ci tireremo indietro”

Sono passati 35 anni dal marzo del 1990 quando la Lituania ha dichiarato la propria indipendenza e avviato un lungo percorso di ricostruzione dello stato democratico. Da quella data e fino ad agosto 1993, quando avvenne la partenza degli ultimi soldati sovietici ancora in territorio lituano, il Paese ha dovuto opporsi agli attacchi dell’Unione Sovietica che non aveva alcuna intenzione di riconoscere l’indipendenza del Paese Baltico.

Nel gennaio 1991 Gorbaciov, allora a capo dell’URSS, inviò truppe speciali e carri armati per ripristinare “l’ordine” sovietico. Il 13 gennaio l’attacco alla torre televisiva e all’emittente nazionale: LRT, ieri come oggi.

I cittadini organizzarono una difesa pacifica della Torre televisiva e del Parlamento. Cittadini inermi contro carri armati. L’attacco provocò quattordici morti e numerosi feriti. Ma i lituani non si arresero (leggi l’intera storia) e difesero il Parlamento fino alla fine.

La voglia di libertà e di indipendenza dopo decenni di brutale occupazione e deportazioni nei gulag era troppo forte contro una Unione Sovietica oramai sull’orlo del collasso.

Cittadini di ieri e nuove generazioni

Nella grande manifestazione svoltasi a Vilnius non erano poche le persone che vissero i momenti tragici del 1991. Erano affiancati da tantissimi giovani e giovanissimi nati nella Lituania indipendente che non hanno mai vissuto sotto occupazione, ma conoscono le storie dei loro nonni e bisnonni. Molti dei quali deportati in Siberia. Una manifestante aveva con sé un cartello che recitava: “Ci siamo opposti ai carri armati, ora ci opponiamo al controllo dei media”.

Le proteste erano indirizzate non solo al leader del partito Nemunas Aušra, Remigijus Žemaitaitis, ma anche al Presidente Gitanas Nausėda, che molti ritengono troppo debole nel difendere gli attacchi contro la libertà e i valori della Costituzione. Come pure tantissime critiche sono state rivolte al Partito Socialdemocratico, il partito di maggioranza della coalizione, che secondo molti cittadini ed esperti politologi sta dimostrando una grave mancanza di leadership.

Sul palco si sono succeduti giornalisti, ma anche cantanti, tra cui Andrius Mamontovas il quale con la canzone “Wake up” ha esortato il Presidente “a svegliarsi”, ad alzarsi per difendere la libertà d’espressione e la libertà dei media.

Eglė Bucėlytė, giornalista di LRT. Un fotogramma storico del 13 gennaio 1991, quando le forze speciali sovietiche irruppero negli studi televisivi e chiusero le trasmissioni.

Grande emozione tra la folla quando sul palco è salita Eglė Bucėlytė, giornalista di LRT con quasi quarant’anni di esperienza. Nel gennaio 1991 rimase in onda fino all’ultimo secondo. Fino a quando le forze speciali sovietiche sfondarono la porta dello studio televisivo dove lei e altri colleghi si erano barricati, e chiusero le trasmissioni.

Una protesta partecipata

La manifestazione in piazza è stata il culmine di una serie di proteste organizzate dai dipendenti di LRT durante i programmi televisivi. Minuti di silenzio, vere e proprie lezioni di democrazia tenute da professori e storici, e programmi in cui si racconta quanto successo nei paesi in cui la libera stampa è stata silenziata dai politici.

La grande folla che ha partecipato alla protesta è una forte testimonianza di una società civile vigile e consapevole di quanto la libertà non sia un valore scontato. Ora la parola passa al governo. Ascolterà le voci dei cittadini?

Nel frattempo a Bruxelles i rappresentanti dell’Unione Europea hanno espresso preoccupazione per quanto sta accadendo in Lituania. Come membro della EU, la Lituania ha aderito all’European Media Freedom Act. Qualche giorno fa le organizzazioni partner della Media Freedom Rapid Response (MFRR) hanno dichiarato: “…Le modifiche proposte alla legge che disciplina l’emittente pubblica lituana LRT rischiano di indebolire la sua indipendenza editoriale e di interrompere il suo finanziamento sostenibile”.

Le emittenti televisive dei paesi dell’Europa Orientale e Centrale (CEE public Brodcasters) hanno rivolto una lettera aperta al parlamento Lituano avvertendo che “tali modifiche contraddicono le garanzie stabilite ai sensi del Media Freedom Act europeo che richiede che le procedure di nomina e licenziamento per la leadership dei media del servizio pubblico garantiscano l’indipendenza e includano chiare protezioni contro l’influenza indebita”.

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Giù le mani dai media! Grande protesta in Lituania
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